giovedì 9 ottobre 2008

Nuove proposte da Giulia Raggi

"Dando un'occhiata in qua e in là tra vari documenti e fogli volanti, avendo avuto l'occasione di leggere e apprezzare gli ultimi interventi su questo blog da parte dei miei compagni e frequentando un corso di studi che mi permette di avere una discreta apertura mentale, dovuta al fatto che viene data molta importanza alle materie umanistiche, ho forse individuato un possibile consiglio, o perlomeno un'idea, una bozza. Ecco il mio pensiero, sperando di non risultare troppo banale:
ho avuto modo di riscontrare che uno dei grandi pilastri su cui la società della conoscenza si dovrebbe fondare è quello della comunicazione. La comunicazione, questo ci viene insegnato agli albori della nostra infanzia, avviene attraverso un canale, il dialogo. Dunque, come poter dialogare con l'Europa? Come poter arrivare ad una efficiente collaborazione tra i singoli individui?
Ragazzi, io sono convinta che, in qualche modo, all'interno della formazione di un giovane (e questo sicuramente influirebbe anche sul livello culturale di ciascuno, portando ad un innalzamento del livello) debba essere inserito lo studio di lingue straniere, almeno due (escludendo la lingua madre). So perfettamente che lo studio di due lingue straniere è già stato inserito da anni all'interno delle scuole, ma a mio avviso bisognerebbe fare sì che venissero trattate tematiche più serie, venissero organizzati dibattiti in lingua e incentivare, attraverso un programma delle scuola, la comunicazione tra i giovani, tramite e-mail o cartaceo, dal momento che essi sono la base del futuro. Non limitarsi alla conoscenza delle più elementari strutture grammaticali, ma essere in grado di elaborare e esprimere, argomentando, la propria opinione. Senza dubbio, l'inglese dovrebbe acquisire più importanza, nel senso che spesso viene sottovalutato dagli alunni e giudicato come materia "ostica". C'è chi è più portato e chi meno, ma se iniziato ad insegnare nella prima infanzia e studiato per un numero di ore significative; in più, la trasmissione delle lingue straniere, ovvero l'insegnamento, dovrebbe essere svolto da parte di insegnanti madrelingua. Quello che voglio dire è: perché non cercare di avere sul serio una lingua comune, parlata e compresa da tutti (un po' come si era tentato di fare negli anni Settanta con l'Esperanto, che però fallì).
Un altro aspetto su cui mi vorrei soffermare è quello della conoscenza.
Stiamo cercando di lavorare per giungere alla creazione di una Società Europea della Conoscenza, dunque, per prima cosa, bisognerebbe proprio imparare a conoscere. Conoscere non solo nozioni o teorie, ma conoscere "l'altro". Come possiamo pensare di collaborare con gli altri cittadini europei se non li conosciamo? Quindi sono fermamente convinta che all'interno dell'istruzione dei giovani del futuro, a livello europeo, si debbano svolgere programmi di ampliamento culturale riguardo le nazioni facenti parte dell'Unione Europea, perché di fatto siamo una grande Comunità, ma mancano i rapporti e spesso questa non-conoscenza genera pregiudizi, xenofobia o razzismo. Per ampliamento culturale intendo dire studio culturale, ma anche geografico e storico per esempio, di Paesi come Francia, Germania, Spagna e tutti gli altri.
Tuttavia però, per basarsi su questo, sarebbe bene ci fosse un ritorno, da parte di tutti, ai cosiddetti valori: il rispetto prima di tutti.
Se non impariamo a rispettarci, potremmo apprendere e applicare tutte le nozioni che vogliamo, ma non si avrà mai un adeguato spirito di collaborazione, grazie al quale può nascere la Società Europea della Conoscenza.
Ultimissima cosa, che è più una provocazione: non pensate che il Parlamento Europeo sia poco legiferante e troppo propositivo? (questa è una domanda che mi è sorta, ma sulla quale devo ancora riflettere! Credo però che possa essere una possibile bozza.)
Sperando di non avervi annoiato e sperando di avervi dato qualche spunto...
Giulia "

Come creare una società europea della conoscenza?

• La conoscenza deve essere democratica ma chi detta legge? Non si rischia di passare da un tentativo di unificazione- società della conoscenza- a un’omologazione in cui chi ha il monopolio economico per esempio domina sugli altri

• La società della conoscenza si basa sulla scienza ma si può fare scienza su tutto, ci dovrebbe guidare il buon senso..ma come può esistere un buon senso universale?

• L’obiettivo è quella di creare l’unità dalle diversità, non crediate sia giusto mantenere queste diversità? Temo che voler creare una società della conoscenza sia un po’ un’utopia forse sarebbe meglio pensare prima che a una società della conoscenza a un miglioramento dei canali della conoscenza. Mi spiego: se è una società della conoscenza, la prima cosa a cui pensare è secondo me quella di dare a tutti la stessa possibilità di conoscenza, la stessa opportunità di conoscenza, ci deve quindi essere un “canale extranazionale” che faccia circolare tutta la conoscenza, senza porsi problemi di interessi economico-politici. Chiediamoci: come creare questo canale extranazionale?

Prendendo spunto dal caso italiano mi viene da dire, per esempio, che ci dovrebbe essere un giornale accessibile a tutti (che non sia Focus, che non siano le scienze, una via di mezzo tra i due). So che in altri paesi questa via di mezzo esiste già, ma il punto è proprio qui: in tutti i paesi ci deve essere questa opportunità, cosa ne pensate? Avete altre idee per risolvere questo problema?

• Non si può pensare di diventare improvvisamente tutti esperti di scienza anche perché forse non a tutti interessa, non credete che la conoscenza che circola debba essere una conoscenza prima di tutto di base?

• In questi mesi abbiamo parlato tanto di curiosità, uno dei suggerimenti potrebbe essere quello di stimolare la curiosità dei giovani alla conoscenza in modo che si possano spontaneamente avvicinare ad essa senza dover essere obbligati. Devono essere quindi create le condizioni per le quali autonomamente ci sia la partecipazione dei singoli.

• Far capire ai cittadini della società della conoscenza che questo tipo di società è vincente. La scienza ha fatto fare passi da gigante all’uomo, il futuro sta nella scienza. Tutti ne devono essere consapevoli. Bisogna sensibilizzare il cittadino europeo.


• L’informazione deve essere comprensibile a tutti. Credo che molte persone oggi “temano” la scienza, la evitino per paura di non esserne all’altezza, non tanto per disinteressamento


• L’informazione deve essere rapida e proveniente da un unico canale, questo eviterebbe la divulgazione di false notizie


• Interdisciplinarità della comunità scientifica: ci deve essere dialogo tra le parti


• Ogni paese deve produrre e ricevere conoscenza. Certo all’inizio ci sarà chi produce solo e chi al contrario riceve solo, ma l’obiettivo deve essere quello di trovare un equilibrio tra le due parti.


• In Italia è forte l’influenza e l’ingerenza del potere religioso, qual è la situazione negli altri paesi? Quale deve essere il rapporto tra la società della conoscenza e il potere religioso?


• Credo che non ci sia una conoscenza certa, ogni punto d’arrivo deve essere punto di partenza in modo che la ricerca non si fermi mai


• necessità di una sola organizzazione extranazionale che medi il rapporto tra imprese, ente di ricerca e stati (il modello che ho in mente è Centuria di cui ci ha parlato Beccari)


• liberare la creatività: non dobbiamo pensare che dal momento che si parla di scienza non si possa parlare di creatività.


• Essere critici nei confronti della conoscenza: rischiamo che se no diventi ideologia


• Pensare alla scienza come cultura di cui il cittadino ha bisogno

(Cecilia Sereni Lucarelli)

10 suggerimenti proposti da Jacopo Pistoni

1- Favorire la libera circolazione delle idee. Per esempio limitando la cultura del brevetto, in modo da creare una conoscenza “opensource”, che permetta a chiunque di attingerne e lavorarci sopra, senza dover sottostare alle rigide leggi dei diritti d’autore;
2- Diversificare l’informazione scientifica. Mantenendo quindi riviste e programmi diretti a un target medio-basso, ai novizi quindi ( se questo comporta anche una semplificazione dei contenuti non ci sono problemi), e potenziando magari una informazione di livello medio, accessibile a chi ha buone basi di scienze, ma non eccelse. Dev’essere il lettore, spinto dalla sua curiosità scientifica, a passare ai livelli successivi e quindi ad argomenti e linguaggi più tecnici.
3- Puntare molto sui caratteri unificanti: per esempio la lingua. Per questo potenziare i corsi scientifici in lingua inglese ( molto poco usati in Italia) in modo da mettere uno scienziato italiano nelle condizioni di discutere di scienze con un qualsiasi altro cittadino europeo, quindi incentivando ulteriormente il lavoro di equipe composte da elementi di nazioni diverse.
4- Favorire lo studio di materie come la storia , in modo da creare una coscienza comune. Magari collegare lo studio di questa all’ambito puramente scientifico, per far ragionare i giovani sull’evoluzione ( le luci e le ombre della scienza) e magari far comprendere le potenzialità e l’influenza che uno strumento apparentemente slegato dalla politica come la ricerca scientifica, può avere sugli equilibri di un continente;
5- Favorire le ricerche universitarie magari interpellando anche imprese private. In questo modo si potenzia la ricerca di base, che può essere un’ottima base per la ricerca applicata di queste aziende private.
6- Sensibilizzare la popolazione sulle “potenzialità scientifiche” del proprio territorio in modo da renderle coscienti dello sviluppo in atto e magari ottenere così aiuti e incentivi. E risaputo che una persona finanzia più volentieri progetti i cui effetti sono molto vicini e sotto l’occhio.
7- Incentivare la “diversificazione educativa”. Bisogna favorire quindi la creazioni di menti in grado di svariare su più ambiti del sapere. Questo tipo di mente è più cosciente degli effetti che la sua opera può avere sotto più punti di vista, non più solo da strettamente legato al suo ambito.
8- Lavorare sugli scambi culturali in modo tale da rendere i giovani “amabasciatori” del loro sapere e metterli di fronte a realtà diverse che possono essere fonte di spunti interessanti. Gli stessi giovani che devono essere anche “profeti o messaggeri” delle informazioni attinte da altre realtà. Favorire quindi le “tavole rotonde” in cui le persone si fanno carico delle loro esperienze mettendole al servizio degli altri e magari prendere spunto da esperienze altrui per risolvere i propri problemi ( che è ciò che fanno enti come Centuria-RIT);
9- Favorire il ricambio generazionale affiancando ai ricercatori più vecchi delle equipe universitarie, in modo da incrementare la trasmissione di esperienze da i ricercatori più anziani a quelli più giovani.
10- Arrivare a dare una maggiore visibilità alla ricerca scientifica o a progetti come questo, smettendo di relegare le pagine scientifiche a un inserto di 2 colonne nei quotidiani o dando risalto a questi solo in occasione dei premi nobel (anche in questo caso il risalto è minimo).

Verbale dell'incontro con il prof. Andrea Cerroni

Il quinto incontro del progetto europeo “I giovani nella costruzione di una società europea della conoscenza” si è tenuto venerdì 2 ottobre e i partecipanti hanno avuto l’occasione di dialogare con il dottore Andrea Cerroni sul tema “Comunicare la scienza: una questione di democrazia”.
L’incontro ha avuto inizio alle 15.30, destinato ad un gruppo ristretto che si è riunito presso il caffè Zampanò per un momento conviviale, nel quale si è cercato di individuare tematiche, spunti e parole chiave per una più attenta e approfondita riflessione avvenuta in un secondo momento, a partire dalle 17.00 nella Sala Endas durante la sessione di incontro aperta a tutti. Durante la prima ora si è discusso molto di conoscenza, società e del rapporto che le lega.
Il dottore ha provato a definire il concetto società in diversi modi. Ciò che ne è scaturito è: 1) La società è tutto ciò che ci circonda; 2) E’ un qualcosa che ci condiziona, perché entra nella nostra pratica quotidiana. Infatti, se il nostro vivere è scandito e influenzato da regole e aspettative, la società entra dentro di noi e nel nostro modo di vivere, determinando il nostro comportamento; 3) La società ci costituisce, così come noi costituiamo la società.
Inizialmente definisce la conoscenza come un qualcosa che sopravvive a noi e alla società, quindi un suo sinonimo può essere individuato in “memoria”. Spesso con il cambiamento di pensiero della società, quindi del suo punto di vista, l’interpretazione della memoria può mutare, declinando in modo nuovo e diverso quella conoscenza. Insieme siamo giunti alla conclusione che è un sapere collettivo e abbiamo individuato tre livelli concettuali: il primo siamo noi, i singoli individui che si trovano e sono identificabili in quella determinata società, che è il secondo livello, a sua volta è immerso nella conoscenza passata, che sopravvive a noi e alla nostra società.
Nella seconda fase abbiamo individuato le parole chiave che erano emerse da un primo confronto e quelle su cui avremmo voluto dibattere: conoscenza, società, scienza, comunicazione, interesse, curiosità, informazione, abitudine.
Per questioni di tempo non siamo riusciti a discutere approfonditamente su ognuna delle tematiche, ma abbiamo iniziato riprendendo in esame la conoscenza. La si può distinguere in due tipi: teorica o attiva e pratica o passiva. Per teorica o attiva ci riferiamo a qualcosa di nozionistico, una formula, una conoscenza concettuale, mentre per pratica o passiva intendiamo una conoscenza che riteniamo scontata, un qualcosa che è riconducibile al “saper fare”.
Dopo altre precisazioni sul significato che rivestono i termini conoscenza, società e scienza, ha avuto inizio il dibattito vero e proprio. Alla dichiarazione che la scienza è quel qualcosa che è in grado di far funzionare la società, si è ribattuto che la società è parte integrante della conoscenza scientifica. Cerroni esprime la sua posizione contraria a tale affermazione, con la seguente argomentazione: nel XXI secolo, ovvero ai giorni nostri, c’è la credenza che la scienza si sviluppi in modo migliore con la specializzazione nelle singole materie e discipline, con una divisione a compartimenti stagni, e il dottore ritiene che tale suddivisione sia troppo rigorosa ed inefficace.
Viene domandato se ad ogni nuova scoperta scientifica corrisponda un progresso utile alla società. Il dottore risponde che per il semplice fatto di essere un progresso è un qualcosa di prezioso e valido, a condizione che sia messo a disposizione della società.
Si susseguono poi tanti interventi: e se fossimo noi giovani chiusi in una torre d’avorio e la scienza non riuscisse a penetrare le barriere che ci creiamo e quindi a raggiungerci? Cerroni risponde con sicurezza che tale tesi non è dimostrabile e la confuta con un esempio concreto: nel giro di pochi decenni le iscrizioni alle università sono incrementate dall’8 al 64% e ciò dimostra che da parte dei giovani c’è il desiderio di avvicinarsi alla conoscenza.
Infine il dibattito si è incentrato sul trinomio informazione – comunicazione – conoscenza. Il sistema dell’informazione è un processo estremamente delicato che ha su di sé una grande influenza, tale da potersi definire un quarto potere. La conoscenza di un informazione dipende da tanti fattori: la divulgazione, ovvero la trasmissione dell’informazione; la formazione, ovvero in che modo viene riportata; la cura, cioè l’accuratezza e i dettagli con cui viene comunicata. Il dottore è stato incisivo nel dire che si deve evitare il rischio del monopolio della conoscenza, che non deve essere in mano ad un gruppo ristretto, ma accessibile a tutti i cittadini che ne devono essere partecipi.
Infine si sono ricapitolati gli obbiettivi dei convegni, ma non c’è stato il tempo per iniziare la formulazione dei venti suggerimenti, concludendo l’incontro con un ultimo confronto riguardo la libertà di ricerca e un codice etico da seguire, di cui abbiamo antecedentemente parlato (Valentina Giovacchini).

Un possibile suggerimento riguardante la conoscenza e la sua struttura.

Uno dei punti fondamentali nella costruzione della società europea della conoscenza è la struttura che essa deve assumere.
La conoscenza deve:
-Essere graduale: come in una piramide, bisogna prima realizzarne gli strati più bassi e successivamente cimentarsi nella costruzione della vetta; parlando per esempio di una teoria scientifica, essa deve essere prima enunciata in una maniera discorsiva ma corretta, in modo da essere compresa nella sua totalità, e solo successivamente deve sopraggiungere un approccio rigoroso e preciso (come può essere l'enunciazione della sua formula).
-Essere organica: deve essere mostrato alla persona come ogni conoscenza rimandi a qualcosaltro e come nulla sia sconnesso dal resto. Insomma, la conoscenza è un organismo vivente, sempre in mutamento, che esiste solo quando coesistono tutte le sue parti. In questo modo si potrebbe concepire un progresso scientifico completo e non frammentario, o meglio specialistico, che si rivela essere lo spettro delle discipline scientifiche oggigiorno.
-Essere orientativa: Dato che sono tutti concordi nell'affermare che la complessità delle conoscenze sta attraversando una fase di aumento esponenziale e che è già impossibile per la mente umana avere padronanza di tutto il sapere disponibile, è utile ritornare al primo approccio, quello per cui si conosce la base di tutte le piramidi in modo da avere la capacità di ricorrere alle conoscenze immagazzinate nelle sterminate banche date. Questo concetto si traduce, nella vita quotidiana, con il fornire al cittadino della società della conoscenza un bagaglio conoscitivo che abbia funzione orientativa: il cittadino deve sempre avere a disposizione la conoscenza “di base” necessaria per poter poi capire dove andare ad attingere nelle svariate future situazioni. Il cittadino diventerebbe così maggiormente attivo e partecipe in tutti i processi decisionali e in tutte le situazioni quotidiane. Potrebbe essere interessante il riferimento ai Licei italiani che, forse, più di altre scuole (sempre italiane) predispongono a questa conoscenza orientativa.

Società europea della conoscenza: una ricerca bibliografica

Testi:

-“Società della conoscenza e formazione”; autore: Barbara Bertagni, Michele La Rosa; Fernando Salvetti; Franco Angeli, Milano,2006

-“Imparare sempre nella società della conoscenza”; autore: Alberici Aureliana

-“Società della conoscenza e scuola”; Autore: Frabboni Franco; ediziomi Erickson

-“Saperi locali e società della conoscenza.”; autore: Stefano Boffo, Francesco Gagliardi

-“Sapere per. Il valore del lavoro e il valore dell’apprendimento nella società della conoscenza” ; Autori vari; editore Ediesse; anno pubblicazione 2008.

-“Nelle società delle conoscenze. Il progetto politico nell’apprendimento continuo”; autore: Annalisa Pavan; editore Armando; anno pubblicazione:2008

-“Scienza e società della conoscenza”; autore: Andrea Cerroni; editore: Utet; anno pubblicazione: 2006

-“La società della conoscenza come metafora dello sviluppo”; autore: Francesco Vespasiano; editore: Franco Angeli; anno pubblicazione: 2006

- "Come si comunica la scienza?"; autore: Yurij Castelfranchi, Nico Pitrelli - Editori Laterza 2007

Siti web:

-http://www.lasocietadellaconoscenza.org

-http://www.societaconoscenza.rai.it

-"Oltre l'e-Learning, verso la società della Conoscenza" di Gianna Martinengo
Fondatrice e Amministratore delegato Didael SpA, "Web knowledge company" italiana. http://www.mi.camcom.it/show.jsp?page=403510

-"Verso la Societa' della Conoscenza Verso la privatizzazione dei beni immateriali, di saperi e conoscenze ?" Documento di riflessione e elaborazione de "il secolo della rete - for a free knowledge society" http://www.ilsecolodellarete.it/fks/

-"Verso una società basata sulla conoscenza " http://europa.eu/abc/12lessons/lesson_8/index_it.htm

-"Per una società democratica della conoscenza" Pietro Greco http://www.festrieste.it/soc_conoscenza.html

- "SOCIETÀ DELLA CONOSCENZA, UNIVERSITÀ E DEMOCRAZIA" http://www.zenit.org/article-13672?l=italian

-"Considerazioni lo sviluppo della "La società della economia della conoscenza""di Paolo Manzelli http://www.edscuola.it/archivio/lre/societa.html

-"Scienza e Tecnologia nella Società della Conoscenza: Economia e Complessità" di Mauro Gallegati http://www.dea.unian.it/gallegati/scienza_e_tecnologia_nella_socie.htm

-"Nella società della conoscenza, la formazione non conosce economie" di Enzo Rullani http://www.italianapplications.com/index.php?page=ViewHilight&ID=135&SSID=6n31gk085nvbaua2p35oo84on4

-"FRAMMENTI DALLA SOCIETÀ DELLA CONOSCENZA" Gigi Roggero http://www.centroriformastato.it/crs/rubriche/Universit%C3%A0/roggero

(Chiara Miserocchi)

mercoledì 8 ottobre 2008

Alcuni suggerimenti proposti da Lorenzo Valzania

Volevo mettere al corrente tutti gli appartenenti al gruppo, in particolar modo Francesco ed Elena, che si dovranno recare fra pochi giorni in Francia, di alcune mie riflessioni e bozze di suggerimenti, che spero potranno rivelarsi utili.

Innanzitutto, credo che una società europea della conoscenza sia possibile, se non altro per favorire lo scambio di idee in tutto il continente. Inoltre, la possibilità di coinvolgere le nuove generazioni consentirà al progetto di sopravvivere e irrobustirsi nel tempo.

Ho trovato di particolare interesse un articolo nel numero 479 di Le Scienze di luglio 2008 (nulla di complicato). Si parla di comunicazione della scienza, ed in particolar modo di una pratica chiamata Scienza 2.0, con la quale gli scienziati pubblicano on line risultati sperimentali e teorie nuove che chiunque può leggere e commentare. I critici rivendicano il rischio di plagio per ottenere riconoscimenti e brevetti che, come il dott. Beccari ci ha spiegato, sono la vera risorsa di un’azienda. Tuttavia, i più considerano queste pratiche open access un’ottima opportunità per rendere la ricerca più collaborativa e, quindi più produttiva. Dunque, l’idea calza a pennello nel momento in cui siamo chiamati a gettare le basi per una società europea della conoscenza: può, a mio parere, essere un collante per la comunità intera. Potenziali partecipanti a questi blog sono tutti i cittadini, dai più ai meno informati in materia. Inoltre il metodo risulterebbe alquanto flessibile, poiché applicabile a qualsiasi disciplina. Al momento sono al corrente solo di casi negli Stati Uniti, dove importanti università e centri di ricerca quali l’università di Harvard e il MIT hanno intrapreso questa forma di scambio riconoscendo i vantaggi della collaborazione fra menti. È un importante esempio di democrazia, che noi europei non dovremmo lasciarci scappare.

Un secondo suggerimento è quello di avvicinare maggiormente gli scienziati ai media. Ricerche portate a termine in Giappone e USA hanno dimostrato che la frequenza dei contatti fra i loro giornalisti e scienziati è aumentata negli ultimi tre anni. L’obiettivo è quello di responsabilizzare il pubblico (vedi incontro con Fabio Toscano) e renderlo più sensibile a temi importanti come la ricerca o la cultura in senso lato. Occorre essere disposti a rischiare, accostando il mondo scientifico a quello mediatico, occorre superare i primi attriti (spesso i ricercatori temono di essere citati dai giornalisti in maniera scorretta) perché il guadagno finale è molto maggiore.

Verbale dell'incontro con il prof. Pietro Greco

La tematica principale che il dottor Greco ha trattato in questo incontro è inerente al problema della comunicazione della scienza. Ma prima di giungere a parlare di scienza e conoscenza è stato fatto un breve excursus della storia dell’economia: l’uomo da sempre tenta di imbrigliare l’energia biochimica che è presente sul pianeta; con la rivoluzione industriale accanto al valore della materia prima è comparso quello del lavoro; ora, infine, ha avuto inizio una nuova fase caratterizzata dalla produzione di beni materiali e non. Ciò che conta è il grado di conoscenza che mettiamo in questi prodotti. “Il concetto di conoscenza – afferma il dottor Greco – è diverso da quello di informazione”. Negli ultimi anni gli investimenti della società nell’immateriale, e, quindi, nella conoscenza, sono aumentati. La stessa popolazione umana ha cambiato statuto ontologico a livello ecologico, trasformandosi in un attore ecologico globale. Inoltre è stimato che al mondo c’è più ricchezza di quanta ne sia mai stata prodotta nelle epoche precedenti, ma c’è anche una maggiore disuguaglianza nella ripartizione di tale ricchezza. Nella nostra società si producono beni con valori di scienza via via più alti.
Ed ecco un altro excursus, questa volta attraverso la storia della scienza e degli scienziati. Il modo di lavorare di questi ultimi si è evoluto nel corso del tempo. Nei secoli XVII e XVIII si trattava di un modo di lavorare dilettantesco. Non esisteva, cioè, una professione di scienziato. Una primo cambiamento è avvenuto nel XIX secolo, durante la cosiddetta “fase accademica”. Le accademie erano circoli che si sviluppavano al di fuori delle università, ma la scienza accademica, paradossalmente, veniva insegnata nelle università. Lo scienziato, dunque, era pagato per insegnare nelle università: lo Stato, all’epoca, assumeva i connotati di un mecenate. Poi, dopo la Seconda Guerra Mondiale, lo Stato iniziò a identificarsi nella figura del committente: basti pensare che negli USA, negli anni ’30, 1,5 miliardi di $ erano investiti in ricerca dallo Stato, 30 miliardi di $ negli anni ’50 e, infine, 330 miliardi oggigiorno. Grazie anche alla globalizzazione della conoscenza, nel mondo 1100 miliardi di $ sono investiti in ricerca ogni anno. Da questi dati è possibile trarre alcune conclusioni:

• Nel tempo è cambiato il rapporto tra scienza e società.
• Negli ultimi 10-15 anni per la prima volta la scienza ha cessato di essere un gioco che si svolge in Europa o tra Europa e Nord-America: si tratta di un gioco che si svolge in tutto il pianeta.

Addirittura, oggi è l’Asia il continente dove si investe di più in ricerca. L’Europa è scivolata al terzo posto nella classifica mondiale, investendo l’1,8% della ricchezza prodotta in ricerca, meno della media mondiale, che è pari al 2%.
La nostra vita è sempre più impregnata di scienza: la comunicazione tra il mondo degli scienziati e la società è diventato, ormai, un fatto di vita quotidiana. Comunicare col pubblico di non esperti è una necessità per lo scienziato. Per il pubblico si tratta di una necessità democratica per avere la possibilità di intervenire sui grandi processi scientifici. Ma chi controlla l’informazione scientifica? A scuola la cittadinanza scientifica è declinata in termini politici, sociali, culturali, economici. Ma il punto è la necessità di costruire una cittadinanza scientifica. Il dottor Greco ritiene che la scienza sia un’impresa sociale, collettiva, non solo cognitiva, che si basa sull’osservazione della natura da parte degli scienziati e sulla comunicazione della scienza. Come dice Paolo Rossi, “nel secolo XVII la comunità scientifica abbatte il paradigma della segretezza”. Da questo momento in poi ha inizio la comunicazione pubblica. E chi controlla quest’ultima? È doveroso citare Internet, che però in altre parti del mondo non è così diffuso come in Occidente. Ecco perché il monopolio della produzione della conoscenza è dominio di un’élite.
Per la costruzione della cittadinanza scientifica, anche al fine di promuovere la ricerca di base (curiosity driven), dunque, i mezzi di comunicazione di massa, anche per il loro livello culturale, non rappresentano la piazza ideale. In una società dove i media sono sempre più dipendenti dalla politica, la scuola, in primo luogo, ha il compito di abbattere le barriere tra le varie discipline, in modo da produrre una conoscenza interdisciplinare. La comunicazione mediatica, invece, potrà migliorare in virtù di una forte domanda sociale (Chiara Minotti).

Matematica e futuro: resoconto dell’incontro con Arrigo Amadori del 29-09-2008

Stimolare riflessione, curiosità, questo dovrebbe essere l’istinto base nella creazione di una società della conoscenza, ed è proprio questo che è stato fatto durante l’incontro con Arrigo Amadori, il 29/09/08 al liceo Scientifico di Forlì. Il concetto di base sul quale è ruotato in definitiva tutto l’incontro ed il dibattito successivo si può in qualche modo semplificare nel ruolo sempre più centrale assunto dalla matematica in una società fondata sulla tecnologia come quella odierna. Amadori afferma che pur senza rendercene conto siamo “immersi” in un mondo che pone le sue basi sulla matematica. Si nota per esempio come la matematica non sia scissa dalla vita quotidiana, dall’uomo stesso, in quanto si irraggia in una serie di collegamenti con il linguaggio(vengono infatti attivate le stesse aree cerebrali durante la loro applicazione), con la fisica(le teorie matematiche nascono da intuizioni pratiche e dall’osservazione della natura), con la tecnologia(basata sulla scienza a sua volta basata sulla matematica) e con l’organizzazione stessa di una società(la matematica nasce proprio con la necessità di regolare le attività umane). Lo spunto però più importante che ho colto dall’incontro è il carattere di sfida della matematica, la continua ricerca, un‘arma fondamentale nel futuro di una società della conoscenza che deve essere consapevole dei suoi limiti ma contemporaneamente non può che cercare di superarli, per esempio perfezionando una teoria come quella del caos che si prefigge di decifrare con regole matematiche fenomeni apparentemente caotici,privi di regole oppure con l’applicazione in campi sempre più vasti e differenti delle medesime regole,tramite il processo di astrazione,che è la potenza della matematica. Mi ha più di tutto stupito questa nuova visione della matematica, poiché in realtà in ambito scolastico il mio studio è stato totalmente ridotto ad acquisizione di formule vuote e prive di sostanza, di sfida, d’intuizione quando invece credo che la conoscenza,in questo caso di una scienza fondamentale come la matematica ma in generale in tutti gli ambiti, dovrebbe partire dallo stimolo di una curiosità e dalla consapevolezza di una concretezza presente e futura di questa. Alla fine dell’incontro,soddisfatta della nuova concezione di una matematica attiva e creativa,resta però lecito il dubbio sollevato da I.Zavatti; se il mondo fisico è fatto di matematica, e quindi l’uomo stesso è fatto matematica allora dove risiede la differenza che rende l’uomo superiore ad un semplice meccanicismo,ammesso che sia così?pur non sapendo rispondere con certezza rilancio la domanda/provocazione, se non altro per stimolare la curiosità,motore di ogni conoscenza.
Scarpellini Beatrice

Per chi fosse interessato questo è il link dove trovare la presentazione in power point dell’incontro:
http://www.arrigoamadori.com/cmc/MatematicaEFuturo/MatematicaEFuturo.ppt

Spunti di Arrigo Monti per i 20 suggerimenti nati da provocazioni riguardo l'Europa

Alla luce del materiale raccolto durante le conferenze a cui abbiamo partecipato ritengo opportuno passare alla fase più concreta del progetto, la stesura dei 20 suggerimenti, o quantomeno farne un loro abbozzo in modo da poter portare a termine il compito celermente al ritorno di Elena e Francesco da Parigi. Personalmente credo che negli incontri a noi proposti siano stati presentati argomenti di stretta attinenza con il nostro progetto, alla stesso tempo però reputo che ai fini di un progetto con ricaduta europea forse sarebbe stato meglio parlare più spesso di “Europa” piuttosto che fossilizzare il nostro interesse all’ambito italiano. Del resto i suggerimenti servono per costruire una società europea della conoscenza. Certo parlare dell’Italia è sempre e comunque interessante ma preferirei tentare di definire il ruolo che ha oggi l’Europa per noi giovani, lanciando alcune provocazioni utili per la definizione dei 20 suggerimenti. A mio parere lo spirito del progetto è proprio questo, favorire attraverso un meeting in Francia l’incontro fra i ragazzi che un giorno dovranno sostenere o battersi contro un’idea di Europa. Ma cosa ne pensiamo noi oggi dell’Europa? Cosa rappresenta per noi l’Europa? E’ ancora un ideale? Su questo tema non ci siamo soffermati sufficientemente. Oggi ci sentiamo davvero cittadini europei? Se no come possiamo pensare di costruire una società della conoscenza basata su un’entità costituitasi puramente per finalità economiche e commerciali? Non temiamo che “allargando” troppo l’Europa se ne perda la nitidezza dei confini? C’è bisogno oggi di acquisire una coscienza europea? L’Europa ha ancora appeal sui giovani? A mio parere si e no: si perché sentiamo che l’Italia non è abbastanza, no perché spesso la percepiamo come un’entità politica fantasma efficace solo quando si tratta di economia. In effetti non mi sento neanche particolarmente cittadino europeo né penso di avere una coscienza europea e questo è sicuramente un limite che devo, come tutti, valicare per trovarmi perfettamente a mio agio nella situazione che vivrò in Francia. Alcuni ritengono che tanto scetticismo nei confronti dell’Europa sia da attribuire ad un impoverimento dell’ente, di conseguenza ci “disaffezioniamo”. Luciano Bardi, docente dell’università di Pisa che è intervenuto nell’arco di una conferenza svoltasi alla settimana d’orientamento per l’università Sant’Anna, ritiene che sia necessario sopperire ai problemi creati dall’allargamento massiccio dei confini dell’Europa intervenendo drasticamente finanche a creare diverse classi di adesione degli stati membri all’unione europea. La professoressa Loretoni vede invece l’allargamento dell’Europa positivamente poiché ritiene possa favorire una situazione di maggiore stabilità e pace. In qualunque caso il nostro compito è quello di dimostrare la possibilità di una costruzione si una società europea della conoscenza ma per farlo dobbiamo necessariamente credervi. Noi dobbiamo porre le basi per un confronto aperto che consenta agli stati europei di creare un’unione più salda e duratura fra essi, un’unione non solo economica ma anche politica e soprattutto culturale e questo progetto ce ne offre la possibilità. Questo è lo scopo di una società europea della conoscenza che, come mi ha personalmente detto la Loretoni, non può altro che fare affidamento sui giovani, il suo fondamento.

Verbale dell'incontro con la d.ssa Catherine Hamon

On 22 of September we met Catherine Hammon, who gave a talk open to debate entitled “disorganize our knowledge making it creative”. During the debate she raised a number of points, one of the most important being the confrontation between adolescence and pregnancy. The core points are outlined below:
• Disorientation during pregnancy and adolescence
• The fear of confronting and being confronted by other people
• Positive aggressivity leads to desire for knowledge in both infancy and adolescence
• The importance of stimulating natural curiosity
Moreover Catherin Hammon pointed out that knowledge is the m of the following:
• Knowing our self
• Knowing others
• Creating a ink between our knowledge and hose of others
• Self awareness creates the ability to be aware of others (it’s impossible to “touch” the other without being touched)
The final two points made were related o emotion and motivation:
• Every field of knowledge is influenced from an emotive point of view
• Motivation plays an important role in stimulating curiosity
All the above mentioned points gave an interesting prospective on the approach to the interdisciplinary learning. It’s a question of knowledge, curiosity and motivation (Cecilia Sereni Lucarelli).

Un suggerimento proposto da Luca Versari

Ora, in luce di queste considerazioni (vedere verbale dell'incontro con il dott. Wainer Zoli) mi verrebbe in mente un possibile punto su cui impostare uno dei suggerimenti che dovremo consegnare tra poco. Non sarebbe necessario promuovere molto più la sensibilizzazione della comunità alla spontanea offerta di un piccolo contributo economico attraverso il quale sostenere la ricerca di coloro che scelgono di affrontare settori poco praticati, ma non per questo meno importanti, e quindi favorire una sorta di ricerca più libera?

Verbale dell'incontro con il dott. Wainer Zoli

Martedì 7 ottobre si è svolta presso il liceo scientifico di Forlì la conferenza-dibattito tenuta dal Dott.Wainer Zoli, ricercatore dell’IRST(istituto scientifico romagnolo per lo studio e la cura dei tumori), sul tema della ricerca medica. Il professore ha esordito definendo subito la ricerca scientifica come un processo sistematico che si prefigge di scoprire, interpretare e revisionare fatti, eventi, teorie o comportamenti e successivamente l’applicazione in campo pratico dei risultati ottenuti, ha affermato inoltre che la ricerca scientifica è praticata ed è fondamentale in qualsiasi campo della scienza. Durante l’incontro è stata affrontata nello specifico la ricerca scientifica in campo medico, essa ha finalità conoscitive ed applicative che variano a seconda delle emergenze sanitarie a cui si va incontro per questo è necessario dividerla in varie fasi che rendano migliore l’organizzazione del lavoro e focalizzino lo stesso su una settore ben definito del problema in questione; i vari livelli della ricerca scientifica medica sono:
- Ricerca epidemiologica
Essa ha il compito di stabilire quali e dove siano i problemi e si sviluppa analizzando qualsiasi situazione anomala all’interno di una popolazione per riuscire in questo modo a captare il possibile problema su cui concentrarsi (es. analisi del tipo di mortalità dal 1900 a oggi)
- Ricerca di base
Si cerca di stabilire le possibili cause e i fattori determinanti l’origine del problema in questione.
- Ricerca traslazionale
Questo settore è dedicato al trasferimento della ricerca in campo sperimentale al campo applicativo, si tratta perciò di concretizzare il lavoro fatto a livello teorico trasferendolo sul piano pratico. Alcune delle pratiche molto note associate alla ricerca traslazionale sono la diagnosi prenatale che permette di prevedere eventuali malattie genetiche del feto e la sorveglianza di una malattia gia manifestatasi.
- Ricerca clinica
Consiste nella applicazione effettiva sperimentale su grande scala(es. terapia genica, ovvero un trasferimento di materiale genetico per curare o prevenire l’insorgere di una malattia attraverso l’utilizzo di vettori virali o non virali)
La fase più interessante della conferenza è stata senza dubbio l’elencazione dei vari presupposti che rendono possibile la ricerca perché essa è condizionata più di quanto non possa sembrare ed è influenzata da una serie di elementi che la rendono più o meno efficace. Lo stesso Dott.Zoli ha definito la ricerca come una attività molto scomoda per chi la esercita proprio per la presenza di queste condizioni di base necessarie per portare a termine o comunque sviluppare la ricerca scientifica. I presupposti fondamentali sono: fondi economici, libertà, dubbi, condivisione, curiosità. La curiosità è un elemento prettamente soggettivo così come la necessità di imporsi continuamente delle domande su ciò che si sta studiando, esse dipendono da ricercatore a ricercatore ma nonostante rappresentino i presupposti forse meno influenzanti a livello quantitativo la ricerca la condizionano invece profondamente a livello qualitativo, infatti un ricercatore arrogante e presuntuoso non potrà mai incrementare il livello della sua ricerca perché non si porrà mai dei dubbi riguardo alla sua teoria. Anche la condivisione ha un grande valore dato che la comunicazione del proprio sapere con quello altrui è un utilissimo metodo per poter migliorare il proprio lavoro correggendolo o incrementandolo. Naturalmente per condividere è necessario uno strumento comunicativo unificato che nel caso della ricerca medica attuale è la lingua inglese. Infine ,ultimi ma non di minore importanza, fondi economici e libertà, essi sono strettamente collegati dato che l’uno influenza l’altro. L’elemento più importante tra quelli elencati in precedenza è sicuramente la disponibilità economica, siccome un ricercatore per sviluppare la sua ricerca ha la necessità di strumenti e materiali a volte molto costosi è costretto se ne dispone ad attingere da un sostanzioso capitale personale( circostanza molto improbabile ) o fare affidamento su un ente che lo possa appoggiare; la alternativa più praticata attualmente è la seconda ma questo provoca, a parte alcuni casi particolari, un effetto estremamente negativo sulla ricerca: la mancanza di libertà del ricercatore. Al giorno d’oggi infatti le grandi imprese farmaceutiche forniscono sì fondi economici ai ricercatori ma per approfondire determinati campi che loro stesse stabiliscono e le possibilità di sconfinare in altri settori è molto limitata. In Italia il problema dello scarso investimento economico nella ricerca è di fondamentale rilevanza così come quello dello scarso utilizzo della lingua inglese rispetto alla media di molti altri paesi europei che compromette la condivisione principalmente con i cittadini (Luca Versari)

Verbale dell'incontro con il dott. Wainer Zoli

Martedì 7 ottobre si è svolta presso il liceo scientifico di Forlì la conferenza-dibattito tenuta dal Dott.Wainer Zoli, ricercatore dell’IRST(istituto scientifico romagnolo per lo studio e la cura dei tumori), sul tema della ricerca medica. Il professore ha esordito definendo subito la ricerca scientifica come un processo sistematico che si prefigge di scoprire, interpretare e revisionare fatti, eventi, teorie o comportamenti e successivamente l’applicazione in campo pratico dei risultati ottenuti, ha affermato inoltre che la ricerca scientifica è praticata ed è fondamentale in qualsiasi campo della scienza. Durante l’incontro è stata affrontata nello specifico la ricerca scientifica in campo medico, essa ha finalità conoscitive ed applicative che variano a seconda delle emergenze sanitarie a cui si va incontro per questo è necessario dividerla in varie fasi che rendano migliore l’organizzazione del lavoro e focalizzino lo stesso su una settore ben definito del problema in questione; i vari livelli della ricerca scientifica medica sono:
- Ricerca epidemiologica
Essa ha il compito di stabilire quali e dove siano i problemi e si sviluppa analizzando qualsiasi situazione anomala all’interno di una popolazione per riuscire in questo modo a captare il possibile problema su cui concentrarsi (es. analisi del tipo di mortalità dal 1900 a oggi)
- Ricerca di base
Si cerca di stabilire le possibili cause e i fattori determinanti l’origine del problema in questione.
- Ricerca traslazionale
Questo settore è dedicato al trasferimento della ricerca in campo sperimentale al campo applicativo, si tratta perciò di concretizzare il lavoro fatto a livello teorico trasferendolo sul piano pratico. Alcune delle pratiche molto note associate alla ricerca traslazionale sono la diagnosi prenatale che permette di prevedere eventuali malattie genetiche del feto e la sorveglianza di una malattia gia manifestatasi.
- Ricerca clinica
Consiste nella applicazione effettiva sperimentale su grande scala(es. terapia genica, ovvero un trasferimento di materiale genetico per curare o prevenire l’insorgere di una malattia attraverso l’utilizzo di vettori virali o non virali)
La fase più interessante della conferenza è stata senza dubbio l’elencazione dei vari presupposti che rendono possibile la ricerca perché essa è condizionata più di quanto non possa sembrare ed è influenzata da una serie di elementi che la rendono più o meno efficace. Lo stesso Dott.Zoli ha definito la ricerca come una attività molto scomoda per chi la esercita proprio per la presenza di queste condizioni di base necessarie per portare a termine o comunque sviluppare la ricerca scientifica. I presupposti fondamentali sono: fondi economici, libertà, dubbi, condivisione, curiosità. La curiosità è un elemento prettamente soggettivo così come la necessità di imporsi continuamente delle domande su ciò che si sta studiando, esse dipendono da ricercatore a ricercatore ma nonostante rappresentino i presupposti forse meno influenzanti a livello quantitativo la ricerca la condizionano invece profondamente a livello qualitativo, infatti un ricercatore arrogante e presuntuoso non potrà mai incrementare il livello della sua ricerca perché non si porrà mai dei dubbi riguardo alla sua teoria. Anche la condivisione ha un grande valore dato che la comunicazione del proprio sapere con quello altrui è un utilissimo metodo per poter migliorare il proprio lavoro correggendolo o incrementandolo. Naturalmente per condividere è necessario uno strumento comunicativo unificato che nel caso della ricerca medica attuale è la lingua inglese. Infine ,ultimi ma non di minore importanza, fondi economici e libertà, essi sono strettamente collegati dato che l’uno influenza l’altro. L’elemento più importante tra quelli elencati in precedenza è sicuramente la disponibilità economica, siccome un ricercatore per sviluppare la sua ricerca ha la necessità di strumenti e materiali a volte molto costosi è costretto se ne dispone ad attingere da un sostanzioso capitale personale( circostanza molto improbabile ) o fare affidamento su un ente che lo possa appoggiare; la alternativa più praticata attualmente è la seconda ma questo provoca, a parte alcuni casi particolari, un effetto estremamente negativo sulla ricerca: la mancanza di libertà del ricercatore. Al giorno d’oggi infatti le grandi imprese farmaceutiche forniscono sì fondi economici ai ricercatori ma per approfondire determinati campi che loro stesse stabiliscono e le possibilità di sconfinare in altri settori è molto limitata. In Italia il problema dello scarso investimento economico nella ricerca è di fondamentale rilevanza così come quello dello scarso utilizzo della lingua inglese rispetto alla media di molti altri paesi europei che compromette la condivisione principalmente con i cittadini (Luca Versari)

Verbale dell'incontro con il dott. Francesco Beccari

Il 30 settembre abbiamo incontrato nel nostro Liceo il dottor Francesco Beccari, dipendente di Centuria RIT. Centuria RIT è un parco scientifico-tecnologico, ovvero un luogo in cui si produce tecnologia o la si gestisce se prodotta da terzi. In pratica si favorisce il dialogo fra chi produce tecnologia e chi la applica, secondo il modello sorto negli Stati Uniti cinquant’anni fa. Beccari ha sottolineato come il dialogo fra ricerca e impresa sia il fondamento per qualsiasi attività che possa portare qualche sviluppo per il territorio. Le imprese dovrebbero infatti interagire fra loro e con le risorse. Il problema nasce nel momento in cui queste non hanno i fondi necessari per investire in ricerca e sviluppo; l’innovazione può essere infatti prodotta internamente oppure ricercata. In realtà dovrebbero essere consapevoli che la vera ricchezza di un’impresa sta nella conoscenza accresciuta negli anni all’interno del territorio, il cosiddetto valore intangibile. Per questo motivo risulta fondamentale il rapporto con le università ed altri centri di ricerca. Centuria RIT nasce proprio dall’esigenza delle imprese di facilitare il dialogo con chi offre tecnologia. Concretamente, il compito del parco è quello di ricevere una richiesta da un’azienda, diffonderla capillarmente ai propri contatti (enti di ricerca ed università), fino a trovare i partner commerciali che soddisfano il bisogno iniziale. Beccari ci ha infine consigliato uno dei possibili suggerimenti pratici da consegnare ai commissari europei francesi: favorire la conoscenza scientifica all’interno del nostro territorio, per responsabilizzare la cittadinanza (Arrigo Monti & Lorenzo Valzania).

Verbale dell'incontro con il dott. Fabio Toscano

Il 24 settembre abbiamo incontrato alla sala Endas di Cesena il dottor Fabio Toscano della “Nuova civiltà delle macchine”, come terzo dibattito nell’ambito del progetto “I giovani europei nella costruzione di una società della conoscenza”. Si è principalmente discusso dell’importanza della comunicazione della scienza alla società sia nel passato che nel presente. Tanto ieri quanto oggi il problema è come gestire l’informazione scientifica per garantirne la qualità e una radicale diffusione. Nell’ottocento per quanto riguarda l’Italia questa era limitata al solo Nord, mentre al Sud prevaleva un interesse di tipo letterario. D’altra parte negli altri stati europei venivano invece usati metodi di diffusione che mostravano in Francia la scienza come una disciplina appassionante e divertente, mentre in Inghilterra come un qualcosa di utile alla società. I metodi di divulgazione scientifica in Italia non si sono sviluppati da un secolo a questa parte perché la scienza spesso non viene considerata come vera cultura. Nasce dunque il bisogno di rendere più importante e frequente il rapporto scienza-pubblico ormai mediato dai mass-media che non sono oggi in grado di garantire un’informazione seria che vada oltre lo scoop popolare. Dopo una prima dissertazione di Fabio Toscano è seguito il confronto con noi ragazzi. Il problema si è spostato sulla pubblicazione di riviste a carattere divulgativo scientifico. Se in America già dalla metà del diciannovesimo secolo “Scientific American” deteneva il monopolio dell’alta informazione scientifica, in Italia ancora oggi non si è trovato un compromesso tra riviste altamente specializzate, come “Le scienze” e riviste prettamente commerciali, come “Focus”. Si tratta dunque di trovare un giusto livello e linguaggio di comunicazione che non cada nel semplicismo e nel banale ma che comunque sia in grado di avvicinare le persone alla scienza. Nondimeno gli stessi cittadini dovrebbero riconoscere come loro dovere civico approcciarsi alla conoscenza scientifica (Lorenzo Valzania & Arrigo Monti).

Suggerimenti: due proposte di Giulia Guidazzi

1- AMBIENTE: io credo che , per una buona riuscita della costruzione della città della conoscenza, sia necessario la salvaguardia dell' ambiente in cui viviamo.
Lo smog, l' effetto serra e l' inquinamento, oltre a provocare disastri naturali che distruggono città e villaggi, danneggiano gravemente il nostro patrimonio artistico, non conservato in musei o gallerie. Ancora non abbiamo tenuto conferenze sul clima, ma appena avrò avuto maggiori dettagli da questi incontri, potrei formulare un suggerimento meno vago. =)

2-CONOSCENZA: il problema della conoscenza e anche dell' educazione è sorto in quasi tutte le conferenze. Una conoscenza migliore della scienza, della medicina, delle neuroscienze, degli argomenti di attualità aiuterebbe la gente ad essere maggiormente informata e consapevole di che cosa potrebbe accadere o di ciò che già sta succedendo in questi ambiti. Perciò io proporrei di migliorare la diffusione di una conoscenza corretta ed obiettiva, non sò, tipo aumentando le pagine di cutura/scienza nei quotidiani accessibili a tutti, trattando di questi argomenti nelle scuole pubblice e private, di incentivare la diffusione di programmi televisivi e radiofonici che affrontino questi argomenti in un modo "leggero" (non noioso), ma diretto e chiaro. Io penso che la conoscenza non debba appartenere a un gruppo ristretto di persone, ma che debba arrivare a tutti, anche a quelli che hanno più difficoltà, perchè , sono sicura, questa li aiuterebbe a migliorare la loro condizione.

martedì 7 ottobre 2008

Pannelli di Germania, Belgio e Austria

Pannello Tedesco
Per quanto riguarda il pannello tedesco, esso è praticamente privo di ogni documento e di ogni informazione.

Pannello del Belgio
Il pannello del Belgio è privo di elaborati scritti dai ragazzi. Nella sezione “documenti esterni” è presente un estratto da “I sette saperi necessari all'educazione futura” di Edgar Morin, “Il dialogo dei saperi” di Georges Thill, e “Désenclaver l’école” di Christophe Derenne, Anne-françoise Gailly, Jacques Liesenborghs.

Pannello Austriaco
10 giovani con le seguenti caratteristiche: 5 maschi e 5 femmine; età dai 16 ai 23; 4 sono immigrati; 3 giovani vengono dalla parte est (Vienna) mentre 7 giovani dalla parte ovest (Innsbruck).



  • Argomenti principali:
    definizione del termine “società basata sulla conoscenza”, cosa implica nel contesto Ue, cosa ha a che fare con i giovani e in quale modo essi sono colpiti e possono partecipare.
  • Riflessione sul fenomeno del cambiamento globale, con riferimento al traffico e all'energia.
  • Il sistema politico francese, al fine di essere a conoscenza dell'organizzazione infrastrutturale durante la settimana della scienza.
  • Introduzione alla Ce e alle sue istituzioni.
    Riflessione sull'inserimento delle persone che hanno una provenienza straniera e che quindi sono immigrati nel sistema educativo soffermandosi sui problemi che essi devono affrontare e su una possibile risoluzione di essi.
  • Introduzione del concetto: “gender mainstreaming”. Riporto chiarimenti estrapolati da web:
    Il principio di gender mainstreaming consiste nell'adeguata considerazione delle differenze esistenti tra le situazioni di vita, le esigenze e gli interessi rispettivamente degli uomini e delle donne, in tutti i programmi e gli interventi economici e sociali. Tutti i programmi e le misure da adottare devono pertanto conformarsi all'obiettivo della parità tra uomini e donne ed essere valutati in base agli effetti che producono sul rapporto di genere.L'obiettivo primario è quello di promuovere l'equità tra i generi. Esso quindi è:
    una strategia politico-sociale volta alla promozione delle pari opportunità per uomini e donne;
    un processo che può essere avviato ed implementato a diversi livelli (politica, economia, organizzazioni, istituzioni varie quali scuole, enti o strutture formative ecc.);
    viene attuato con strumenti e metodi diversi che dovrebbero essere di volta in volta adeguati al contesto di riferimento (elaborazione di metodi adeguati per l'analisi di genere, formulazione di obiettivi di parità, formazione dei collaboratori, metodi di insegnamento sensibili alle specificità di genere, ecc.).

Ecco cosa è emerso, ed è stato riportato sul panel web dall'Austria:

  • nella discussione sull'ambiente si è parlato: vantaggi e svantaggi nel traffico, bio combustibili e i loro problemi, il transito e i suoi problemi del Tirolo, inquinamento, energia rinnovabile.
  • nella definizione di Società Europea della conoscenza è emerso che essa è una società che abbia come finalità di garantire al numero maggiore di persone la miglior educazione possibile. Bisogna, quindi e inoltre, combattere l'analfabetismo. Inoltre è ambito l'aumento della percentuale di persone bene istruite e della percentuale di scienza e ricerca.
  • ragazzi con difficili situazioni di partenza faticano ad entrare in tale tipo di società (ragazzi stranieri, problemi familiari o sociali). La società a questo proposito vuole:
    -infondere una profonda educazione di base
    -istruire in ogni fase della vita
    La società della conoscenza deve essere eretta su due colonne portanti:
    -le decisioni (politiche) devono essere prese secondo un metodo scientifico
    -la politica deve essere costruita su conoscenza scientifica.
  • Educazione come mezzo per superare le barriere e i problemi che si frappongono tra le persone (come per esempio scarsa integrazione etnica).
  • Sviluppo sostenibile: usare energia prodotta da fonti pulite, campagne di informazione, elaborare metodi di gestione di materiale di scarto (waste) radioattivo per migliorare la vita delle popolazioni locali
  • Ambiente: creazione di piste ciclabili (bicycle roads), creare principi per lo sviluppo sostenibile riguardo a acqua, aria, sole, energia, gestione dei rifiuti, riciclaggio; creare un fondo europeo per aiutare la popolazione in caso di disastro naturale.
  • Clima: creare una politica che sia indipendente dalle lobby; adottare una agricoltura a lungo termine per il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici.
  • Educazione: riconoscimento dei certificati d'istruzione di tutta l'Europa; dare la possibilità ai ragazzi di talento di viaggiare e di imparare di più; creare una piattaforma di gestione delle informazioni concernenti la comunità europea (e-learning); creare fondi per e-learning; promuovere tirocini e volontariato per un maggior sviluppo della sensibilità e dell'approccio; studio di lingue; supportare lo scambio (interculturale) di studenti; stanziare fondi per aumentare le possibilità di studio e per riutilizzare e ammodernizzare le biblioteche e per creare una cultura di qualità nelle scuole.
  • Informazione e UE: costruire una coscienza e un senso di appartenenza; miglior integrazione nelle istituzioni Ue e nei loro processi decisionali; giovani informati sia dei problemi sia dei benefici; incoraggiare la conoscenza dei diritti e dei doveri civili; democrazia in Blue Jeans (giovani più presenti, conoscenza crescente riguardo la politica, l'educazione, le situazioni economiche e sociali); promuovere assemble nazionali e internazionali di giovani; incoraggiamento nella realizzazione di reti di comunicazioni internazionali; fondi per la promozione, la diffusione e lo sviluppo.
  • Politica: basata su conoscenza e scienza; aumento dei fondi per l'educazione; l'UE deve essere un'entità sociale e culturale; standard comunitari per l'immigrazione e l'integrazione secondo un'ottica di miglior gestione della migrazione di massa; gli stati europei devono lavorare insieme e non competere gli uni con gli altri; promozione di eventi che siano simbolo della cultura nazionale di ogni stato.

giovedì 2 ottobre 2008

Economia e conoscenza. L'altra faccia della medaglia.

Anticipando il riassunto dell'incontro svoltosi nella mattinata di martedì 30 settembre al Liceo Scientifico di Cesena, con il prof. Francesco Beccari di Centuria RIT, propongo ex-abrupto una riflessione su quanto emerso durante il dibattito.
Il prof. Beccari ha, infatti, illustrato con estrema chiarezza e rigore come, nel corso degli ultimi 10-15 anni, attività come quella svolta da Centuria RIT hanno trovato il fertile humus per poter sorgere nel territorio al fine di favorire la trasmissione della conoscenza alle aziende, quindi al settore produttivo (l'attività umana più concreta che possiamo concepire).
In sostanza, egli non ha fatto altro che mostrarci come le attività produttive (fabbriche, industrie, aziende, ecc.), che hanno vissuto senza contatti con le scoperte scientifiche per decine di decenni ristagnando poco felicemente, recentemente abbiano imparato ad assimilare la tanto famigerata conoscenza, con risultati incredibili.
Quindi, nell'era a noi più recente, il ramo produttivo-concreto della razza umana ha iniziato ad appropriarsi della conoscenza per migliorare.
Fino alla parola "migliorare" esclusa, tutto procede liscio come l'olio.
Veniamo ora alla questione: il vero senso del risultato positivo di questo appropriamento da parte delle aziende (prendiamole in senso generale al posto di "attività produttive") sta proprio nell'accezione con cui vogliamo intendere migliorare.



Il prof. Beccari ci ha mostrato, in maniera un po' unidimensionale devo dire, come il termine migliorare si ricolleghi al miglioramento del profitto. La mia non è ancora una critica. Infatti, nessuno di noi può negare che intorno al profitto ruoti tutto il sistema economico globale e che il benessere degli esseri umani è direttamente dipendente dal profitto prodotto dalle aziende.
Ribadisco, in questi anni le aziende hanno usato, a secondo delle loro esigenze, le scoperte scientifiche, quindi la conoscenza, per l'avanzamento dei loro sistemi produttivi al fine di migliorare il profitto.
Tuttavia, il termine "migliore" da me menzionato due paragrafi prima, potrebbe anche avere a che fare con un'aumento non del profitto, ma di beni non concreti e relativi al patrimonio interiore dell'umanità.
E' necessario un esempio: le aziende hanno deciso di applicare il tale sistema di produzione quando si prospettava all'orizzonte la tale possibilità di miglioramento profittuale. Perfetto. Tuttavia, cosa accadde quando le scoperte scientifiche, quindi la conoscenza, si dimostrarono potenzialmente dannose alle aziende per la ragione che quello che andavano professando era un comportamento nocivo da parte dell'azienda? Quante volte è accaduto che le aziende, di fronte ad una conoscenza che muoveva loro una critica, abbiano cambiato la loro strategia di produzione per migliorare in un senso "più umano", e peggiorare in un senso economico? (scusate la grossolanità di termini non specifici, ma al momento non mi salgono alla memoria vocaboli corretti al riguardo).
La mia critica è la seguente: possiamo, dando un'occhiata all'economia (oggetto del titolo dell'incontro), affermare che in questa materia (l'economia, vastissima, trascendente ad ogni cosa) la conoscenza abbia raggiunto una forma pura? La forma che noi vogliamo imprimere nei 20 suggerimenti i prossimi 20-28 ottobre?
Credo di no. Credo che non possiamo portare l'esempio dell'economia come settore che promuove la conoscenza in senso ampio. Possiamo limitarci a dire, parlando di economia, che la conoscenza può far arricchire l'uomo, ma questo lo si sapeva già.

lunedì 29 settembre 2008

I Venti Suggerimenti

Penso che sia arrivato il momento di avviarci alla stesura di una bozza dei venti suggerimenti che poi porteremo in Francia tra poco più di due settimane. Siccome già siamo impegnati con i vari incotnri pomeridiani, perchè non cominciamo a scrivere qui sul blog quali possono essere i venti suggerimenti? Contribuendo e discutendone un po' tutti, potremmo già arrivare a un risultato soddisfaciente.
I pilastri su cui abbiamo lavorato ci sono, possiamo proprio partire da quelli: libertà, informazione, formazione, educazione, morale.. la gamma è ampia, e direi che chi vuole può iniziare a lasciare commenti, indicando quali possano essere uno o più suggerimenti proponibili!

Matematica è futuro!!

Piccole (si fa per dire!) provocazioni emerse dal dibattito con il dott. Amadori :
1)sillogismo n°1: le "cose" del mondo appaiono soggette a regole; la matematica è studio delle regole ; dunque se vogliamo modificare le "cose" dobbiamo usare la matematica!
2) sillogismo n°2: la nostra civiltà si basa sulla tecnologia; la tecnologia si basa sulle scienze; le scienze si basano sulla matematica; dunque la nostra civiltà si basa sulla matematica!
3)La potenza della matematica sta nella possibilità di descrivere insiemi diversi con stesse regole e concetti, ovvero sia la matematica può astrarre.
4) La matematica, nella sua costruzione, sfrutta le aree del cervello utilizzate anche per il linguaggio. Per cui chi dice di esser negato nelle materie scientifiche preferendo quelle di campo umanistico, si contraddice!



Ecco, sono solo suggestioni, piccole frasi che però possono essere utilizzate come punto di partenza per capire che la conoscenza di cui andiamo alla ricerca, comprende anche una parte scientifica forse poco trattata.
Da parte mia, ritengo che si debba dare sempre più importanza a questo tipo di conoscenza, forse perché io stesso ne sono affascinato, e il dibattito di oggi, alimentato anche dal rapporto che esiste fra la matematica e il vari rapporti con il mondo, da quello universitario fino a quello della musica, mi è servito come stimolo ad approfondire certe curiostà, certe conoscenze e a cominciare a vedere la realtà con occhi differenti.
Certo, è difficile dialogare e avere le stesse idee su concetti di questo genere, ma proprio per questo dobbiamo confrontarci!
Io la mia posizione l'ho espressa, ora tocca a voi!!

domenica 28 settembre 2008

Incontro con il Dott. Arrigo Amadori

MatematicaEFuturo

Sapienza e Conoscenza: quale rapporto?

Mi è venuta in mente una domanda riflettendo sul nostro compito nell'Europa del futuro.
A che cosa andiamo alla ricerca veramente? Alla conoscenza o alla sapienza? Sono due cose che tra loro si completano, oppure l'una è disgiunta dall'altra?



Ovviamente le risposte che ho tentato di darmi sono state di vario genere, ma tutte inconcluse. Può essere la sapienza una dote innata(per riallacciarsi a una domanda posta nell'incontro con la dottoressa Hamon)?
Voi che ne pensate?

mercoledì 24 settembre 2008

L'emozione è il tramite tra il nostro Io e il mondo che ci circonda

Francesco Furno risponde a Lorenzo Casadei.
Dato che ho sollevato io il dibattito sul legame tra conoscenza ed emozioni proverò a illustrarti il mio pensiero attuale.
Prima di tutto, mi sembra facilmente sperimentabile che una conoscenza associata ad un'emozione, come potrebbe essere la felicità, la curiosità, o anche la paura, è una conoscenza che assume un rilievo superiore rispetto a quella che potremmo definire una "conoscenza apatica". La dottoressa Hamon ha spiegato che una qualsiasi conoscenza è sempre accompagnata da una caratteristica emotiva, che varia tuttavia sotto il profilo dell'intensità.
Quindi, sulla base di questo, assumiamo che una visione riduzionistica che tende a scindere la conoscenza dall'emozione è errata. Ciononostante, mantenendo questa organicità tra le due, pensiamo che quella che ho definito "conoscenza apatica" sia una conoscenza accompagnata da emozioni di intensità ridottissima. Ecco quindi che risulta calzante il mio esempio di conoscenza apatica riguardo alle leggi fisiche della termodinamica (nel mio caso, ovviamente).



Intuitivamente in un secondo momento, riflettendo sulla discussione, ho costruito un "ponte" tra un problema a me caro e questo legame tra emozioni e conoscenza.
Chi mi conosce e ha avuto occasione di assistere agli incontri estivi con me sa che ho particolarmente a cuore la tesi di Evandro Agazzi a proposito della crisi dell'educazione e del limite/problema della conoscenza nozionistica. In poche parole, egli critica il sistema scolastico in quanto esso non è in grado di fornire una conoscenza compresa realmente e interiormente dallo studente e che egli definisce "noetica" (da Aristotele); infatti, l'unica conoscenza che il sistema dell'istruzione è in grado di fornire è di tipo nozionistico e conseguentemente vuota, distaccata, inefficace.
Mi sono chiesto numerose volte come acquisire conoscenza sul piano noetico. Il motivo di questa preoccupazione è evidente: tale conoscenza mi è incredibilmente più utile. Con questa conoscenza, io sono più potente. Ragionando su un esempio fatto dal mio professore di storia e filosofia, riguardante la Rivoluzione Industriale e concernente la differenza tra il grado di conoscenza di un contadino che mai ha letto un libro nella sua vita e quello di uno studioso di agricoltura -in senso generale-, io assegnerei l'aggettivo "noetico" alla conoscenza del primo e "nozionistico" alla conoscenza del secondo.
Questo perchè, dopo l'incontro con la professoressa Hamon, mi sono risposto che la differenza tra il noetico e il nozionistico sta nel legame che il nostro Io instaura con la conoscenza con cui viene a contatto. Il contadino possiede un incognito numero di nozioni, non elevato; tuttavia egli le ha tutte estrapolate da un ambiente circostante che ha scatenato in lui fiumi di emozioni e ha lasciato segni indelebili sul suo Io. Egli possiede quindi una conoscenza formalmente scadente, ma di tipo noetico, quindi più potente.
I libri, per quanto ricchi, sono perlopiù apatici. Un professore svogliato o incompetente è apatico. Uno studente che non si pone domande e che non è guidato dalla curiosità, dal “thauma” (=meraviglia) vive perennemente in uno stato di apatia.
Ergo, l'emozione è il tramite tra il nostro io e il mondo che ci circonda; essa diventa il mezzo necessario in grado di convertire la nozione in "noesi" (sempre per citare Aristotele e Agazzi).
E' evidente che io non sono nè un educatore, nè un analista.
Questo non elimina però il dato fondamentale che io sia un essere umano dotato di emozioni e conoscenza. E questa ineludibile mia caratteristica mi fa affermare che ogni qualvolta ho accompagnato la conoscenza con l'emozione, la prima ne è uscita notevolmente rafforzata e mi ha dato "di più". E' diventata più potente.
Da questa riflessione possono scaturire logicamente due conclusioni (più o meno condivisibili):
1 - La ragione assoluta (nel senso di distaccata) non è il percorso adatto per porre fondamenta pratiche (etiche) all'attività umana. La mancanza di emozioni conduce ad un vicolo, che può essere formalmente corretto, ma che ignora beatamente la vera natura umana. E questo è fondamentale nella costruzione di una società europea della conoscenza.
2 – Se vogliamo migliorare, dobbiamo imparare a richiamare emozioni e a collegarle ai concetti; per fare questo dobbiamo cogliere il senso profondo e trascendente di ogni situazione. Immaginare, cioè, in che modo tale nozione possa diventare una circostanza tangente al nostro Io. Ne potrebbe nascere così una conoscenza organicamente unità, tenuta insieme dal collante delle emozioni. E, in quest'ottica, si potrebbe far coincidere UNA cultura con la MOLTEPLICITA' delle conoscenze.
Questa pluralità è riferita al modo di interiorizzare l'unica conoscenza; in questo modo possiamo affermare che la cultura è una e che il rischio di omologazione delle persone è allontanato, almeno per il momento.

martedì 23 settembre 2008

Incontro con Catherine Hamon

Bene, ora il ciclo di dibatti ha preso inizio, e giusto ieri presso la sala endas a Cesena si è tenuto l'incontro con la neuropsichiatra infantile Catherine Hamon. Devo dire che già dal titolo, pensavo che non sarebbe stato un incontro del tutto ordinario. Infatti la dottoressa Hamon mi ha davvero colpito molto, sia come persona in sé, sia come neuropsichiatra. In prima battuta, non si è preoccupata di dire chi è, cosa fa, dove lavora, ma è partita facendo subito un confronto fra l'adolescenza e la gravidanza. E già come inizio la dice lunga. Poi si è aperto un dialogo con noi, su cosa ci aspettavamo da questo progetto, da quali motivazioni siamo stati spinti, con quale fine e via dicendo.
Sicuramente mi ha colpito davvero tanto paragonare la nostra mente, le nostre azioni e i nostri pensieri a quelli dei bambini.



Conversare sulla interdisciplinarietà, sulla conoscenza, sulla curiosità e sul pensiero in un'ottica molto diversa dal consueto, è stato davvero costruttivo, almeno per me è servito molto. Anche se non si è parlato dei massimi sistemi o delle leggi che regolano l'universo, penso che Catherine Hamon abbia fatto nascere in noi una considerazione notevole da portare con noi a Parigi: in fondo, la semplicità è lo strumento migliore per comunicare. Così grazie ad un linguaggio semplice siamo riusciti a formare una conversazione molto interessante, su argomenti difficili, ma che con esempi pratici, a cui la dottoressa ricorreva spesso, si sono rivelati molto più conprensibili.
Ecco, penso di non dilungarmi oltre altrimenti si potrebbero scrivere mille altri aspetti riguardo alle cose su cui abbiamo parlato, per cui sollevo solo un'ultima questione, che potrebbe essere discussa:
Un problema che riguarda noi ragazzi è quello dell'istruzione, dell'apprendimento di nozioni, concetti e quant'altro. Durante il dibattito, si è parlato di conoscenza contaminata da emozioni, ma anche di grande assenza di motivazione da parte nostra ad apprendere. Voi cosa ne pensate?